Diceva Maupassant che il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà  per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno.  Ci domandiamo se anche “il viaggio” di Giulietta Cavallotti abbia come meta un “sogno”, se  le sue opere pittoriche raccolte sotto questo titolo fuggano dalla  quotidianità  per penetrare ed abitare  un paesaggio onirico ed ideale.  E la risposta non è affatto immediata né evidente. Infatti le tele dell’artista romana qui esposte potrebbero sembrare nello stesso tempo un invito a rimanere per così dire con i piedi ben piantati sulla terra, ad osservare cosa accade intorno a noi, come se tutto ciò che ci circonda nel concreto fosse già di per sé materia abbondante e variegata di considerazione, di  narrazione e di cronaca, senza necessità di  mirare al  mondo labile ed elusivo dell’immaginazione e  della fantasia. Ma pure sono tele che sprigionano dal loro interno, sotto il dato realistico che le ammanta, vivifica e vivacizza, un sentimento a tratti indecifrabile di  lirico afflato:  un’ansia di  cogliere ed esprimerci il percorso arcano che quei treni compiono nelle nostre anime: anime già in attesa  sulle banchine di quelle stazioni.

Gianfranco Franchi, Monteverde, Castelvecchi, 2009, pp. 313, € 16,00.

Per il recensore di turno non è certo agevole parlare di Franchi e della sua produzione. Il rischio che si corre, nel tentativo di condensare a beneficio del lettore i generi e le tematiche coi quali il nostro si è misurato, è quello di apparire giocoforza riduttivi, ammettendo in sintonia con Patrizia Garofalo, quando ne recensisce la silloge poetica L’inadempienza (Edizioni Il Foglio, 2008), “la dolorosa coscienza dell’insufficienza della parola”. Insufficienza, aggiungerei, nel rendere giustizia ai molti interessi coltivati e alle tante iniziative poste in essere dall’autore romano.

Filippo Tuena, Ultimo parallelo (Rizzoli, 2007, pp. 353, € 18,00)

Fa sorridere il pensiero che le librerie Feltrinelli abbiano collocato Ultimo parallelo nella sezione “libri di viaggio”. E’ la riprova – se ce ne fosse bisogno – che si tratta di un romanzo atipico, difficilmente etichettabile.
A beneficio del lettore cerchiamo perciò di tracciarne le coordinate (la metafora, nello specifico, mi sembra appropriata), compito improbo che può comunque rivelarsi utile per avvicinarsi ad un’opera così singolare.