Diceva Maupassant che il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno. Ci domandiamo se anche “il viaggio” di Giulietta Cavallotti abbia come meta un “sogno”, se le sue opere pittoriche raccolte sotto questo titolo fuggano dalla quotidianità per penetrare ed abitare un paesaggio onirico ed ideale. E la risposta non è affatto immediata né evidente. Infatti le tele dell’artista romana qui esposte potrebbero sembrare nello stesso tempo un invito a rimanere per così dire con i piedi ben piantati sulla terra, ad osservare cosa accade intorno a noi, come se tutto ciò che ci circonda nel concreto fosse già di per sé materia abbondante e variegata di considerazione, di narrazione e di cronaca, senza necessità di mirare al mondo labile ed elusivo dell’immaginazione e della fantasia. Ma pure sono tele che sprigionano dal loro interno, sotto il dato realistico che le ammanta, vivifica e vivacizza, un sentimento a tratti indecifrabile di lirico afflato: un’ansia di cogliere ed esprimerci il percorso arcano che quei treni compiono nelle nostre anime: anime già in attesa sulle banchine di quelle stazioni.